Un'esperienza "tragicomica"
di Francesca Giordani

Il mio primo viaggio in Giappone l'ho fatto a ventidue anni e non è stato un viaggio di alcuni giorni, bensì di sei mesi
È stata un'esperienza di vita, più che un viaggio: Ho vissuto in due famiglie giapponesi diverse, grazie alle quali ho potuto sperimentare la loro cultura a 360 gradi. Non è stato semplice, soprattutto i primi mesi, poiché lo shock culturale è notevole ed è difficile riuscire a comprendere una cultura variegata e fatta di mille sfumature come quella giapponese. Poco a poco sono riuscita ad adattarmi, ma quando finalmente ci sono riuscita la mia esperienza era giunta al termine ed era tempo di tornare in Italia.
Voglio raccontare cosa mi è successo durante i miei primi giorni vissuti in Giappone, soprattutto per farvi capire come sia stato difficile farmi capire quando ancora non parlavo giapponese.

La maggior parte dei giapponesi non sa l'inglese. O meglio, magari lo sa, ma difficilmente lo parla fluentemente. Sicuramente ci sono persone che lo parlano molto bene, ma nella mia esperienza mi sono trovata più volte (soprattutto nel primo periodo) a cercare di farmi capire con molta difficoltà, anche in casi di emergenza. A questo proposito voglio raccontarvi una mia esperienza che forse, a ricordarla ora, definirei tragicomica.

Durante la seconda settimana di permanenza a Tokyo stavo camminando verso una stazione della metropolitana quando si è alzato un forte vento e qualcosa mi è entrato nell'occhio. Probabilmente polvere, ma non ne ero certa. L'occhio ha iniziato a lacrimarmi e il dolore a farsi sempre più acuto. Non avevo con me uno specchietto per controllare, quindi ho fermato un passante e gli ho chiesto (in inglese) di accompagnarmi alla farmacia più vicina per comprare un collirio.
Con mia grande sorpresa mi ha portata....a una stazione di polizia!
Arrivati sul posto iniziai ad agitarmi, ormai non vedevo più nulla e volevo solo che il dolore passasse.
Cercavo di spiegare agli agenti di polizia la situazione ma, purtroppo per me, nemmeno loro capivano cosa gli stessi dicendo... tutti loro parlavano solo in giapponese. E io solo inglese.
Chiesi più volte le indicazioni per la farmacia, senza successo. Ad un certo punto mi chiesero i documenti e, a mia insaputa, chiamarono un'ambulanza. In quel momento entrai completamente in panico. Salii sull'ambulanza senza capire esattamente cosa stesse succedendo e domandandomi quanto mi sarebbero costate le spese sanitarie. Arrivata in ospedale mi hanno assegnato un oculista: anch'egli non parlava inglese e a volte usava Google Traduttore per aiutarsi. Dopo due ore in ospedale, il medico ha trovato una soluzione e sono mi son sentita meglio.

Tempo dopo ho capito perchè mi ero trovata in quella situazione surreale: in Giappone non esistono farmacie dove comprare farmaci senza ricetta, fatta eccezione dei drug store (che però non possiamo considerare vere e proprie farmacie). Per comprarere farmaci in una vera farmacia è necessario avere la ricetta di un medico, per questo bisogna prima andare in ospedale, farsi visitare, e farsi dare una ricetta firmata da un medico.

Il fatto che la polizia e i medici dell'ospedale non sapessero parlare inglese sul momento mi ha fatto agitare, ma successivamente mi ha fatto realizzare che avrei dovuto imparare la loro lingua molto in fretta per evitare, in futuro, di trovarmi di nuovo in una situazione simile.

Un consiglio che vorrei dare a tutti coloro che vogliono intraprendere un viaggio in Giappone, è quello di imparare qualche parola o frase utili alla vita di tutti i giorni o in situazione di emergenza, (anche se si spera che non capiti mai). L'unica cosa che vi raccomando di non fare è andare in panico se il vostro intelocutore non riesce a capirvi...fate il possibile per farvi capire (con un dizionario o a gesti) e state pur certi che anche loro faranno lo stesso per voi.

Francesca Giordani


Instagram : @franci.japan