La cerimonia del tè 🍵

di Francesca Zorzi

La cerimonia del tè è una delle più antiche e conosciute tradizioni del mondo Orientale. Questa arte è arrivata fino ai giorni nostri grazie alla radicata importanza che tutt'oggi mantiene non solo come usanza tradizionale ma sopratutto come percorso verso l'armonia, il rispetto, la purezza e la tranquillità interiore.

Questo modo rituale di servire il tè, che in Oriente varia di Paese in Paese, non è infatti considerato come una semplice degustazione ma come un gesto di accoglienza e di rispetto verso gli ospiti, un momento di benessere che vuole portare al raggiungimento di una totale armonia con sè stessi e con il mondo che ci circonda.

L'utilizzo del tè affonda le sue origini in Cina: già in epoche lontane veniva somministrato come pozione ed era apprezzato in quanto si credeva potesse alleviare la fatica, rafforzare lo spirito e portare benefici al corpo.

Era stimato dai taosti tanto da venire considerato l'ingrediente principale dell'elisir dell'immortalità.

Nei monasteri buddisti cinesi il tè veniva utilizzato dai monaci per rimanere svegli durante le lunghe ore di meditazione zenzen e per aiutarli a trovare il proprio io interiore. Questi erano soliti riunirsi davanti all'immagine del Budha per bere del tè dividendosi un'unica tazza.

Il tè in Giappone arrivò nel 1191 quando il monaco Eisai tornò da un pellegrinaggio in Cina. I semi importati vennero piantati in tre diverse località tra cui il distretto di Uji, nei pressi di Kyoto, conosciuto ancora oggi come il luogo dove si coltiva il migliore tè del mondo. Inizialmente il consumo del tè si affermò soltanto negli ambienti aristocratici in cui spesso ci si dilettava ad indovinare il luogo di origine delle foglie del tè che consumavano. Fu il monaco zen Murata Shukō ad elaborare, sotto la guida del suo maestro, il cerimoniale del chadō : basato sull'eliminazione di ogni tipo di ricchezza e ostentazione, scelse utensili semplici ed una sala da tè piccola, caratterizzata da oggetti carichi di tempo e significato. Questa tradizione conobbe un'importante crescita a partire dal 1489 quanto l'ottavo shōgun Yoshimasa si ritirò dagli incarichi governativi per trasferirsi in una villa a nord-est di Kyōto, conosciuta oggi come Ginkaku-ji (銀閣寺, "Padiglione d'argento"), dove divenne un attivo promotore di tutte le arti tradizionali tra cui la poesia e la cerimonia del tè. Per questo motivo il Ginkaku-ji è considerato tradizionalmente come il luogo dove ebbe inizio questa usanza.

Il terzo grande maestro di questa cerimonia fu il Maestro Sen no Rikyū, considerato come colui che ha perfezionato la cerimonia tradizionale secondo la filosofia del wabi-sabi, rendendola quella conosciuta oggi. La cerimonia di Sen no Rikyū si basa su quattro principi basilari: Armonia (和 wa), Rispetto (敬 kei), Purezza (清 sei) e Tranquillità (寂 jaku).

La cerimonia del tè giapponese (Chanoyu 茶 の湯) si articola in tre momenti principali: kaiseki (un pasto leggero), koicha (tè denso) e usucha (tè leggero). Nella sua forma completa può durare molte ore, per questo solitamente si procede soltanto con la terza parte. Il tè che viene consumato è il tè matcha, tè giapponese per eccellenza coltivato con metodi tradizionali ed in particolari condizioni climatiche.

La stanza del tè (chashitsu 茶室) è costituita da quattro tatami e mezzo ed ospita fino a cinque partecipanti.

All'interno si trova il tokonona, una zona rialzata dove vengono appese pergamene illustrate o poggiati fiori recisi disposti secondo l'arte ikebana o bonsai. Al centro troviamo il bollitore (kama), posto in posizione diversa in base alla stagione. Gli ospiti, dopo essersi lavati le mani, possono entrare nella stanza tramite una porta strutturata in modo da dover abbassare il capo come forma di umiltà. Dopo essersi inginocchiati sul tatami nel posto a loro assegnato di fronte al Maestro, questo porge loro un pasto leggero, solitamente un dolce per attenuare l'amarezza del tè e, dopo aver mescolato la polvere di tè matcha con acqua calda utilizzando gli strumenti tradizionali, versa la bevanda in una tazza decorata solo su un lato e infine la porge al primo ospite. Questo ruota la tazza in modo da non bere dal lato della decorazione e, dopo aver apprezzato il tè, pulisce la tazza che verrà passata all'ospite successivo. 

Al termine della cerimonia gli invitati possono chiedere il permesso di esaminare gli utensili utilizzati, ammirandone la qualità. Dopo un inchino di saluto con tutti i partecipanti, il maestro lascia la stanza.

Francesca Zorzi


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