Kōya-san

di Flavia Zonno

Quando si pensa al Giappone spesso ci vengono in mente immagini di templi dispersi in mezzo alla natura, giardini Zen, monaci buddhisti che meditano per ore completamente immersi in quella realtà, beh tutto ciò è reale e non troppo fuori dalla nostra portata.

Interessante no? Se amate la cultura giapponese anche dal punto di vista "spirituale" e vi piacerebbe vivere una giornata completamente al di fuori delle abitudini che siamo soliti avere qui in Occidente, il Kōya-san fa assolutamente al caso vostro e qui vi racconterò la mia esperienza.

Durante il mio viaggio in Giappone ho cercato di toccare più luoghi possibile, uno di questi era per l'appunto il Kōya-san, sono sempre stata affascinata dalla cultura orientale a 360gradi, quindi anche la parte spirituale e tutto quello che riguarda la meditazione, la ricerca di una pace interiore e di una vita in armonia con l'ambiente che ci circonda, fa parte di quelle cose che più mi affascinano dell'Oriente, per questo tra le tappe che avevo inserito durante la programmazione del mio viaggio, il Kōya-san non doveva assolutamente mancare!

Ma cos'e il Kōya-san?
Il Kōya-san è un altopiano situato nella prefettura di Wakayama circondato da fitte foreste insieme alle sue otto vette, ma la cosa più interessante, nonché elemento che attrae gente da tutto il mondo è il suo complesso monastico omonimo sede centrale della scuola Shingon di buddhismo esoterico, è aperto al turismo ed è possibile visitarlo in giornata, ma se avete tempo potreste anche considerare la possibilità di vivere un'autentica esperienza tutta "made in Japan" passando la notte in uno shukubō (foresterie dei templi, nate all'inizio per accogliere i monaci degli altri templi o i pellegrini religiosi) e vedere, nonché vivere da più vicino, la vita dei monaci del posto.

Per arrivare al Kōya-san il viaggio non è troppo lungo, io partivo da Kyoto quindi ho impiegato circa 3/4h tra treno e autobus per arrivare in cima al paese, da lì un attimo di orientamento per capire la strada da percorrere per raggiungere il nostro shukubō e in poco tempo si arriva; naturalmente sono posti un po' isolati quindi ad un certo punto devi muoverti a piedi, e la cosa personalmente non mi dispiaceva affatto.

Appena arrivate io non potevo credere ai miei occhi, mi trovavo veramente lì! La pace e il silenzio sono state la prima cosa che ho notato, poi i monaci, quell'ambiente così tradizionale, era veramente quello che cercavo e volevo vedere in un viaggio in Giappone. Fatto il check-in veniamo accompagnate nella nostra stanza, se decidete di fare

una esperienza in uno shukubō, non pensate di andare ad alloggiare in un albergo di lusso con tutte le sue comodità, la vita dei monaci è semplice e ricca interiormente, quindi la stessa esperienza in quel posto è altrettanto semplice e tradizionale, le stanze sono arredate con il minimo indispensabile che può servire ad un viaggiatore o un pellegrino, hanno i classici futon, lo yukata (tunica usata come pigiama) un tavolino basso dove potersi prendere un te e noi avevamo anche la fortuna di avere una piccola veranda che affacciava su un giardino zen, i bagni sono in comune, come anche le Onsen e, dipende dalla zona in cui è situato lo shukubō, potreste non avere copertura wi-fi, ma se state cercando un momento di pace per voi, penso che il wi-fi possa essere messo in secondo piano almeno per un giorno.

L'esperienza in uno shukubō non si ferma al semplice pernottamento, ma è qualcosa di più autentico che permette di immergersi meglio in quella realtà. Una volta arrivate ci viene comunicato anche l'orario in cui sarà servita la cena, la colazione il giorno dopo e se si vuole si può anche partecipare alla preghiera mattutina che viene fatta solitamente presto, quindi se siete soliti fare le ore piccole sappiate che il mattino seguente la sveglia suonerà presto. I pasti serviti sono tutti completamente vegetariani, la cucina dei monaci - shōjin ryōri si basa sul principio fondamentale del buddhismo, che vieta di "prendere la vita", quindi di uccidere qualsiasi essere vivente. Per questo motivo è priva di carne e pesce, ma anche di cipolle e aglio, poiché consumare queste verdure sarebbe "ucciderle" dato che le radici vengono mangiate.

Personalmente ho amato tutto dell'esperienza vissuta in quel posto, anche se solo per una notte, era esattamente quello che cercavo, qualcosa di autentico ed estremamente semplice ma allo stesso tempo accogliente, i pasti serviti, dalla colazione alla cena, mi hanno dato modo di assaggiare nuovi piatti e di fare per la prima volta un'autentica colazione giapponese, completamente diversa da quello a cui siamo abituati qui, poi la partecipazione alla cerimonia e il poter vedere un po' più da vicino lo stile di vita dei monaci è qualcosa che consiglierei a chiunque interessato a questo aspetto della cultura giapponese. Una scena in particolare mi è rimasta impressa ed è uno dei ricordi principale che conservo dal mio viaggio in Giappone, durante la cerimonia ad un certo punto un monaco si è alzato e ci ha fatto cenno di seguirlo tutti in fila indiana, mentre gli atri monaci continuavano con la celebrazione pregando e cantando con le loro voci così profonde da entrarti nel petto, il monaco che ci aveva fatto cenno di seguirlo ha iniziato a guidarci all'interno di quel luogo, io avevo la fortuna di essere proprio dietro di lui e mentre lo seguivo avevo davanti a me la sua figura in primo piano che mi accompagnava in questo luogo ricco di decorazioni intagliate nel legno, sculture, dettagli e lui al centro della mia scena, mi sembrava tutto così autentico e allo stesso tempo surreale, non riuscivo a crederci tanto che pensavo quasi di trovarmi all'interno di una scena di un film, era veramente tutto come lo avevo immaginato ed era tutto finalmente vero!

Quindi, se cercate un'esperienza autentica, fuori dai luoghi affollati, sicuramente la visita al Kōya-san con pernottamento in uno shukubō è qualcosa che mi sento di consigliarvi come tappa da inserire durante il vostro viaggio in questa terra fantastica che è il Giappone. Buon viaggio!

Flavia Zonno

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