Tokyo Vintage
di Loris Usai


Tokyo è un universo a se stante, un microcosmo autosufficiente che, per la sua pluralità intrinseca, potrebbe esistere indipendentemente dal resto del Giappone. Insomma, una sorta di isola nell'isola: i quartieri notturni dai neon accecanti di Shinjuku e Shibuya; il centro degli affari, la City ultramoderna a Shinagawa, Shinbashi, e Marunouchi; l'isola artificiale di Odaiba con la sua architettura futuristica; le viuzze tradizionali della shitamachi a Ueno e Asakusa; la "Città Elettrica" di Akihabara; il giardino tradizionale di Hamarikyu e la sua antica casa da tè. Tutto questo (e anche di più) è Tokyo. 

Non si può ridurre l'anima complessa di Tokyo a una manciata di aggettivi perchè è proprio nell'apparente incomprensibilità delle sue pungenti contraddizioni che giace il fascino più vero di questa metropoli.

Ci sono diversi luoghi di questa città a cui sono particolarmente legato e uno di questi, per il momento ancora fuori dalle rotte turistiche più selvagge, è Koenji. Personalità da vendere, ricca di café hipster che più hipster non si può, negozietti di abbigliamento vintage e dell'usato, vicoli stretti e vicoli corti, le mille izakaya e i bar gli uni in fila agli altri dove la gente si accalca. Quando la stagione lo consente, si vede gente seduta all'aperto su casse di birra ribaltate a mo' di sedie e tavolini, con i fumi degli spiedini yakitori che inebriano l'aria di risate, di festa, di hanakin (la versione giapponese del nostro "TGIF").

Luoghi come Koenji rappresentano l'elemento di contrasto, la cartina tornasole in opposizione all'immagine tecnologica e iper-moderna che spesso si ha quando si visita Tokyo per la prima volta.

Koenji, con le sue stradine vintage che si diramano in un labirinto di minuscole botteghe dai toni vivaci e caratteristici, è il luogo in cui mi rintano quando sento che la routine frenetica di Tokyo, quella impersonale dei maxi schermi e dei centri commerciali, mi sta togliendo troppe energie. Quando sono stanco dei grattacieli e ho bisogno di una serata rilassante, di poche pretese, in uno spazio a misura d'uomo che sia "sbottonato" e al tempo stesso di tendenza, è a Koenji che cerco rifugio. Il quartiere di Koenji è perfetto per un passeggiata pomeridiana con tappa in uno dei tanti café accoglienti, o per una giornata di shopping alternativo in una boutique dell'usato (dove si trovano fantastiche chicche di autentico vintage, dall'abbigliamento alla musica, fino al collezionismo). Koenji è una scelta azzeccatissima anche per la sera, per una ghiacciata birra alla spina come aperitivo o una cena a base di gyoza o sashimi o yakitori (se capitate in Giappone in estate, fidatevi di me: birra alla spina, piattino di edamame e sashimi di shimesaba sono un vero e proprio must!).

E poi c'è lui: il signore degli imagawayaki. Una sorta di creatura millenaria, praticamente un essere mitologico in quel di Koenji, che da anni allieta le vite di tutti con i suoi imagawayaki, deliziosi dolcetti di pastella rotondi cotti alla piastra e ripieni di anko, shiroan (il mio preferito), crema pasticcera o formaggio. È un signore dal sorriso amabile, sempre di buonumore. A dire il vero non saprei dire da quanti anni è lì con il suo chiosco, fatto sta che ogni volta che vado a trovarlo mi vede puntualmente indeciso sul gusto da scegliere e alla fine mi regala sempre un dolcetto in più.

Koenji è famosa tra la gente di Tokyo anche per un'altra cosa - o meglio - per un evento molto celebre. Sto parlando di uno dei festival tradizionali estivi della stagione di o-bon in agosto più importanti del Giappone: il festival di danza Awaodori con le sue colorate sfilate danzerecce, canterine e musicali in cui le vibrazioni dello shamisen insieme al riverbero dei flauti e delle percussioni vi porteranno indietro di secoli. Il festival Awaodori è originario della prefettura di Tokushima, nell'isola di Shikoku, in cui si dice sia nato un po' per caso nel 1586 durante le celebrazioni (alcoliche) indette in occasione dell'inaugurazione del castello di Tokushima. Tuttavia, dal 1956, il festival Awaodori è sbarcato anche a Tokyo, e per la precisione a Koenji, come tradizione importata da un gruppo di migranti di Tokushima trapiantati nella capitale (A questo proposito vorrei aggiungere che c'è un'altra zona di Tokyo in cui ogni anno ad agosto si celebra il festival Awaodori, a pochi giorni di distanza rispetto a quello di Koenji. Sto parlando del quartiere di Otsuka, vicino a Ikebukuro. Io sono stato a entrambe le manifestazioni: la versione di Koenji è più conosciuta e più articolata, e di conseguenza anche più affollata con i suoi 1,2 milioni di visitatori ogni anno. La versione di Otsuka è sicuramente in scala minore, ma ugualmente caratteristica e meno "congestionata").

Se cercate una pausa dai megafoni di Akihabara, dai grattacieli di Shinjuku, dalle luci di Shibuya e dal trambusto di Asakusa, prendete le Chuo Line e venite a farvi un giro in questo splendido quartiere. Vi consiglio di piegare la mappa e riporla con cura nello zaino. Armatevi di macchina fotografica e smarrite ogni punto di riferimento, vagate senza meta tra le irresistibili stradine di Koenji, respiratene l'atmosfera che trasuda ricordi e lasciatevi conquistare dal suo fascino nostalgico.


Loris Usai

IG: rorisu_in_japan
HP: www.rorisuinjapan.com